REVOLVER D'ALTRI TEMPI
LE CARTUCCE
A BOSSOLO DI CARTA

preparazione...

È durante il XVI° secolo che le prime cartucce a "busta" o sacchetto di carta fecero la loro apparizione. Contenevano la polvere nera e la palla, dovevano essere strappate prima dell' uso, di preferenza coi denti. Una piccola parte della polvere veniva versata allora nel bacinello, servendo così per l'accensione, il resto della polvere era svuotato poi nella canna, seguito della palla.

Nel XIX° secolo, col progressivo miglioramento del sistema di caricamento delle armi sfociato con il ricaricamento dalla parte posteriore dela canna, la formula della cartuccia a busta di carta conobbe diverse evoluzioni per migliorare la cadenza di tiro e l'affidabilità generale delle armi di quel tempo.

Il principio di funzionamento era globalmente, sempre lo stesso. Una volta che la cartuccia era inserita nella camera di cartuccia, un po' come le moderne cartucce metalliche, un particolare dispositivo veniva a tagliare direttamente la parte posteriore della munizione al momento della chiusura della culatta per esporre la polvere nera al fuoco dell'innesco. La busta di carta non serviva più da borra ma da vero e proprio bossolo, a questo punto era ancora più importante e fondamentale la qualità di combustione di questo materiale.

La polvere nera di quell' epoca produceva già molto residuo impuro, non occorreva che la busta (bossolo) di carta ne venisse ad aggiungere altro, generando dello stesso tempo un incremento troppo rapido di residui nell'arma che rischiavano di ridurrla al silenzio dopo pochi colpi.

Malgrado tutti gli sforzi dei ricercatori, delle Ditte anche di oltre oceano, non si riusci mai a produrre una cartuccia ideale di carta perfettamente combustibile, capace di resistere agli shock e perfettamente impermeabile o almeno abbastanza resistente all'umidità.

Le munizioni di cui ci occupiamo apparvero intorno al 1837 e questa volta, le cose, erano un poco differenti. L'astuccio di carta sigillato dietro alla palla ogivale era chiuso interamente e non conteneva che la carica di lancio. La fiamma dei nuovi inneschi utilizzati a quel tempo era sufficiente a perforare il sacchetto e incendiare la polvere. Anche se queste (pseudo) cartucce venivano ancora inserite dalla parte anteriore del tamburo, la ricarica era sicuramente più rapida e affidabile.

Tuttavia, affinché il sistema funzionasse correttamente, era indispensabile che la busta di carta fosse perfettamente combustibile. Nacque la carta trattata al nitrato per migliorare notevolmente la sua infiammabilità che fu adottata con grande soddisfazione da tutti i tiratori (cacciatori e cow boy del tempo). Questa combinazione di ricaricamento si imporse velocemente, al punto che la fabbricazione di cartucce a bossolo combustibile per revolver diventò rapidamente una vera industria nazionale che adoperava un'abbondante mano d'opera essenzialmente femminile. Queste cartucce diventarono regolarmente utilizzate dalle forze armate Americane ed il loro impiego per i civili fu abituale fin dalla fine degli anni 1840.

Semplificando molto ed accellerando in modo significativo il processo di ricaricamento dei revolver, queste cartucce furono di un interesse vitale per la casa Colt i cui i revolver ad telaio aperto impedivano lo smontaggio veloce del tamburo. Grazie a queste cartucce, la ditta di Hartford potè resistere alla concorrenza dei revolver Remington a telaio chiuso in cui il tamburo vuoto poteva essere sostituito in alcuni secondi da un altro, precedentemente ricaricato.

Per un tiratore di quel tempo, il ricaricamento completo di un revolver che utilizzava cartucce a bossolo combustibile era infinitamente più veloce che utilizzare elementi separati per il ricaricamento a ciò aggiungiamo il costo elevato dei nuovi revolver per capire come mai l'utilizzo di questo tipo di munizione di carta rimase a lungo in voga anche dopo il 1873, quando fu prodotta la Single Action Army di Colt.

Tuttavia, la vulnerabilità di queste munizioni "di carta" era molto reale, a ciò, conviene aggiungere una notevole disuguaglianza nella qualità delle fabbricazioni che spesso esaltava la loro fragilità intrinseca, molte di queste cartucce erano "assemblate" in una carta trattata male che produceva troppi residui, così che le camere del tamburo finivano per non poter essere ricaricate dopo pochi colpi.

Perchè ?:

Queste cartucce offrono il vantaggio di utilizzare un materiale ridotto all'osso, la possibilità di prepararsi anticipatamente tutte le cariche di cui si ha bisogno e tornare un po' alla vecchia epopea del west Americano come la vissero allora i pionieri del luogo.

Per i meno esperti la H&C di Saint Genis Laval presso Lione (F) produce un kit, che ha appena lanciato sul mercato che contiene l'occorrente per la produzione di queste munizioni, in un cofanetto è presente al centro un blocco fisso traforato con ventiquattro buchi che occupano tutta la lunghezza interiore di questa scatola. Questo blocco in legno serve alla sistemazione delle cartucce durante fabbricazione. Il kit comprende un sacchetto con 90 palle in piombo sferico, o 90 ogivali o semi-wadcutter, a scelta, un tubo di colla nitro-cellulosica e carta (20 fogli) per produrre 100 sacchetti/bossolo. La colla serve beninteso ad assicurare la buona chiusura degli astucci in carta che saranno prodotti interamente a mano.

Un dosatore di polvere in ottone e un particolare attrezzo conico sempre in ottone per dare forma ai sacchetti completano il kit. (Il dosatore per il .44 contiene circa 1,4 grammi di PNF2).

L'elemento chiavei di questo kit è beninteso il "master" in ottone massiccio che serve a dare forma aglii astucci in carta, lungo 47 mm, (per il .44), il suo diametro esterno maggiore è di 12 mm. e lungo 23 mm. La parte posteriore adotta una forma tronco-conica che fa da matrice alla forma del sacchetto/bossolo, essa va da 11 mm circa per ridursisi ad poco più di 7 mm in coda. All'interno è cavo per ricevere i sacchetti formati per rendere la loro manipolazione più facile, più sicura e ridurre ogni rischio di danneggiarli accidentalmente al momento del riempimento o ancora al momento dell'incollatura alla palla. I fogli di carta misurano 20,5 cm di lunghezza per 4 cm di larghezza e su ciascuno di essi, è disegnata la forma di cinque astucci tronconici da ritagliare. A vederla questa carta sembra un po' quella riciclata che spesso ci capita tra le mani.

 

Il carta H&C è relativamente spessa e solida. È realizzata a partire da fogli di cellu­lose puri che subiscono diversi trattamenti chimici, in particolare a base di acido nitrico. Con questa carta la combustione è regolare, perfettamente affidabile e praticamente esente da residui dopo il tiro. Provando ad incendiare la carta H&C, in un portacenere si ha una fiamma gialla intensa ed in alcuni secondi la carta è consumata interamente senza lasciare residui, anche utilizzando la colla in dotazione sulla carta i residui sono pressoché inesistenti.

 

Come l'avrete certamente compreso, uno dei primi compiti sarà di tagliare le forme disegnate su ogni foglio di carta (immagini in alto da inistra). La forma vagamente trapezoidale permetterà di avvolgerla intorno alla parte tronconica della matrice di ottone.

 

Incollate il lato aperto su tutta la sua lunghezza, estraete il cilindro e dopo aver ritagliato i piccoli cerchietti di carta posizionatene uno alla base della matrice quindi reiserite il cono in carta e, colate una goccia di colla nella sua base.

 

La colla fa presa immediata. Provvedete con uno stuzzicadenti a ripiegare la parte posteriore dell'astuccio che supera di alcuni millimetri la matrice, cosi che il cono sia chiuso ripiegando la carta su sé stessa verso il centro. Una goccia di colla è sufficiente a tenere ferma la piccola struttura appena costruita, ma molto delicata fino al momento della chiusura sulla palla. Trattenete con un dito in posizione i lembi di carta quanto basta a far si che la colla faccia presa.

Attenzione, le misure disegnate sui fogli di carta sono al "limite" rispetto a quelle del mandrino. Si suggerisce, al momento del taglio, di badare bene a tagliare gli astucci all'esterno del disegno tracciato, per lasciarvi un poco di margine poi durante la lavorazione.

L'astuccio finito in alcuni minuti di asciugatura diverrà rigido e di buona solidità, sufficiente per essere maneggiato.

 

Inseriamo la dose di polvere nera usando l'apposito dosatore, quindi spalmiamo all'interno del bordo dell'astuccio in carta un filo di colla e inseriamo il proiettile. Dopo pochi minuti la nostra cartuccia sarà pronta per essere estratta e riposta nei suoi alloggi.

 

I risultati sono ottimi specialmente sul tiro, queste munizioni permettono di avere un tiro stabile e maggiormente preciso e poi ci permettono veramente di divertirci a sentirci come vecchi pionieri nella produzione di munizioni di questo genere, munizioni che nei poligoni sono scomparse, grande figurone faranno coloro che si presenteranno con questi pezzi d'arte da loro stessi prodotti, cose da non crederci.

per maggiori informazioni: http://www.hc-collection.com/

 

Tiropratico.com